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A Mister B da tutti noi… 19 agosto 2010

Posted by cesenacinquestelle in Uncategorized.
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Abbiamo trovato questa lettera nel web, non sappiamo chi sia l’autore, ma nelle sue parole ci siamo rispecchiati.
Forse anche voi nel leggerla, ci troverete qualcosa di vostro, per questo la divulghiamo.

Signor Presidente, Lei si è chiesto ed ha chiesto ai suoi
più stretti collaboratori:
“perché la odiano?”

Io sono un signor nessuno, uno dei sessanta milioni di
italiani senza volto e senza nome,
buoni solo per comparire come unità statistiche nelle
rilevazioni demografiche.

Comunque visto che lei ha fatto una domanda,
per quello che conta il mio parere, vorrei risponderle.

Io sono tra quelli che la odiano, nel senso che non la amano.
Intendiamoci: trovo l’odio un sentimento disdicevole.

Ho ricevuto un’educazione cristiana, sebbene l’abbia
rinnegata: però certi valori mi sono rimasti dentro.

Stia tranquillo, sono un uomo di pace:
perciò il mio odio non si tradurrà in altro che in un desolato isolamento.

Scuoto la testa e da lei traggo insegnamento,
per me e per i miei figli, di quanto non sia esempio da imitare.

Devo dire che la Sua, non fosse una figura moralmente indecente, sarebbe da ammirare per la genialità: non ha sbagliato nulla.

E’ partito con una piccola impresa, a debiti e con inanziamenti di cui lei non ha mai bene rendicontato,
e ha costruito un impero, con fredda logica e con assoluta
lungimiranza.

Lei dice che è entrato in politica nel 1994; non è vero.
Lei ha preparato il terreno molto, molto prima.
Lo ha fatto comprando il Milan, con le sue televisioni.

Più che merci lei ha comprato coscienze.

Ha capito molto bene che, per avere consenso, deve azionare
delle “leve”
Che corrispondono ai processi di immedesimazione, di emulazione.

Lei ha trasformato un perdente in un vincitore, un debole in
un forte, un povero in un ricco; e questo è il suo autentico miracolo.

Tutto nella finzione, ovviamente.

Però, e anche questo è un suo “merito”,
lei ha saputo rendere labile il confine tra realtà e finzione.

Dal Principe di Macchiavelli ha sicuramente imparato una cosa:

il fine giustifica i mezzi; ecco perché non è mai andato per il sottile.

Per lei, lo Stato è un’azienda, la cultura un opzional,

la povertà un “inconveniente” come arditamente l’ha definita.

Lei, da perfetto populista, si appella al popolo perché rettifichi le sue scelte.

Ma cos’è il popolo? E’ forse un monolite che “unum corde”,
prende decisioni all’unisono?

No, lei lo sa benissimo.

Il popolo è quello che pochi giorni prima gridava “Osanna al figlio di David”
E, poco dopo urlava a Pilato “Libera Barabba”.

Quello sotto il balcone di palazzo Venezia urlava in delirio per il Duce che annunciava la dichiarazione di guerra alla Francia e poi, dopo vent’anni sputacchiava il cadavere del duce nella polvere, prima che fosse appeso a un distributore di benzina.

Quello che al nord odia i “terroni” e al sud odia i “polentoni”;

Quello che si divide negli stadi, che si divide su tutto,
che perde le staffe quando è in coda,
quello che cerca di non pagare le tasse e,
potendo, porta i denari all’estero.

Lei ha saputo trarre il peggio da questo popolo e ha fatto leva sui suoi peggiori istinti.
Ha contribuito grandemente ad affossare la nostra cultura e fare di questo paese, una volta perla della civilà,
un paese a rimorchio della peggiore cultura altrui.

Lei ci ha lasciato il cafonal, l’idea che bisogna a tutti i costi primeggiare, essere vincenti.

Ha convinto i poveri e gli stolti che la fortuna può “baciare tutti”.
E che i cieli siano sempre azzurri: basta solo essere ottimisti.

Ha definito la politica un teatrino, ”
cancellando con questo giudizio, secoli di civiltà.

Si è preso burla della civiltà giuridica,
ha definito i giudici “persone mentalmente disturbate”.
Ha spiegato a milioni di italiani che è meglio “avere” che “”essere”.

Ha insegnato che non serve rispettare le regole;
anzi: se queste non corrispondono ai tuoi personali disegni fai in modo di cambiarle.

La Casa di tutti l’ha trasformata nella casa dei vincitori,
a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, anche quello dell’indecenza.

Ha insegnato agli italiani che la corruzione, il rampantismo,
lo sgomitare per farsi largo sono la via giusta per affermarsi e
che il diritto e la ragione sono solo armi per i deboli.

VAE VICTIS.

Ecco perché non la amo signor Presidente,

perché lei è l’opposto di tutti quei valori in cui credo,

che sono l’onestà, la sussidiarietà, la solidarietà, l’altruismo, la compassione.

Detto questo provo pena per lei che è stato colpito nel fisico da un atto sconsiderato.

Io, da perfetta nullità ho solo un’arma per poterla colpire:
il voto.

Purtroppo subirò il suo potere,
indifeso come sono dinnanzi alla sua forza devastatrice.

Ma me lo consenta:
di quello che lei fa, non c’è nulla di fatto in nome mio.

Con distinta disistima…

Lettera/firmata

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