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Hera, le accuse degli ecologisti 18 novembre 2010

Posted by cesenacinquestelle in Uncategorized.
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Articolo di Gabriele Bollini (Terra Emilia Romagna)

Hera (Holding Energia Risorse Ambiente) è una società per azioni, nata dall’unione di undici aziende di servizi pubblici dell’Emilia-Romagna, che gestisce i servizi di distribuzione dell’acqua, raccolta e smaltimento rifiuti, distribuzione energia elettrica e gas e ora anche servizi funerari e cremazione. È una società di proprietà al 51% di enti pubblici.  Gli amministratori pubblici dei comuni interessati da Hera si lavano la coscienza asserendo che Hera è una società pubblica perché è pubblico il pacchetto di maggioranza delle azioni del capitale sociale della stessa.

Ciò che omettono di dire è che quando si assegnano i servizi pubblici della collettività ad una Spa c’è poco da dire pubblico o privato, parliamo di società che devono rispondere al mercato e agli indici della borsa, e il cui scopo è fare utili e distribuire dividendi fra i soci. Quota di remunerazione per soci e azionisti che può essere recuperata solo sui fattori di gestione ovverosia o aumentando le tariffe o intervenendo sul costo del lavoro riducendo l’occupazione o riducendo la qualità del servizio o aumentando i consumi delle risorse oggetto del servizio.

Hera si oppone alla raccolta differenziata domiciliarizzata per il semplice motivo che questo gli ridurrebbe drasticamente combustibile e potenzialità dell’inceneritore e perchè così può continuare ad incassare i Cip6 e sostenere che produce energia “termovalorizzando”. Inoltre non si preoccupa di promuovere un uso efficiente dell’acqua nelle nostre case e nelle città: d’altra parte vende acqua, quindi …. (se calassero i consumi di acqua, dovendo garantire il valore in borsa si troverbbe costretta ad aumentare le tariffe). Non ha alcun interesse al recupero delle acque di scarico o alla fitodepurazione: d’altra parte vende il servizio di depurazione, quindi…

Hera non ha alcuna intenzione di procedere alla sostituzione delle tubature in cemento-amianto della nostra rete (1700 km nel bolognese e 2300 in Romagna), tanto, «l’amianto fa male solo se ingerito». Inoltre, propone centrali termoelettriche e reti di riscaldamento piuttosto che sviluppare fonti energetiche rinnovabili e sostenere efficienza e risparmio energetica: d’altra parte vende energia, quindi … Hera per tenere alta la valutazione in borsa ha ridotto gli investimenti del 25% rispetto al budget previsto nei primi due mesi del 2009. Il debito consolidato del gruppo è di 1.562 M di €. Questa situazione discende dalla decisione dei soci di pretendere alti dividendi piuttosto che investimenti sostenuti nel territorio (per rendere l’idea, per il Comune di Bologna che detiene il 14.76% Hera significherebbe rinunciare a 15 M di euro all’anno di entrate).

Se si fosse deciso di reinvestire l’80% dell’utile netto, avremmo quasi 500 milioni di € di debito in meno, dei quali invece circa 200 M di euro sono quelli che sono stati distribuiti ai soci privati. I consiglieri di amministrazione di Hera e delle sue controllate sono ex-politici e amici di politici, da piazzare o a cui restituire favori: gettoni di presenza da 100.000 euro per partecipare a 12 riunioni in un anno, sono il prezzo di queste rottamazioni di lusso o la ricompensa per favori ottenuti. Questi regali arrivano direttamente dalle tasche dei cittadini attraverso il pagamento delle bollette.

Con l’approvazione,un anno fa, del decreto legge 135, il Governo è arrivato a privatizzare l’acqua e gli altri beni comuni affidati in servizio a società come Hera. Tale provvedimento prevede che, nelle società che gestiranno la risorsa idrica, la quota di partecipazione del settore pubblico non potrà superare il 40% nelle Spa non quotate e, nelle quotate già esistenti (come nel caso di Hera), dovrà scendere al di sotto del 30%. Ciò si traduce nella definitiva privatizzazione della gestione dell’acqua, decretando l’ingresso a piè pari dell’Italia, come Paese, nel disegno lucrativo delle multinazionali. I Comuni del dominio Hera, dopo aver già ceduto le reti acquedottistiche e fognarie dovranno vendere le proprie quote entro due anni, rimanendo con un pugno di mosche in mano. Hera tifa per la privatizzazione e sta “sensibilizzando” le nostre amministrazioni locali affinché cedano da subito le loro azioni per fare cassa e risolvere gli annosi problemi di bilancio.

Con questo inaccettabile provvedimento si decreta la vittoria del mercato, della merce, del profitto nel settore dei pubblici servizi: l’acqua viene sottratta alla gestione pubblica, si indeboliscono nei fatti le autonomie locali – in barba al tanto sbandierato federalismo – ed i diritti dei cittadini. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, utilizzando un Decreto Legge (provvedimento da adottarsi in casi straordinari di necessità ed urgenza) che ha reso subito l’acqua non più un bene di tutti ma un patrimonio di pochi.

I giochi non sono ancora fatti, le risorse sono beni comuni e devono rimanere di tutti, difendiamo la nostra acqua e la nostra aria: tutti abbiamo il dovere di partecipare a questa campagna contro la trasformazione dei servizi in merce e contro la privatizzazione dei beni comuni.  Per contatti:unaltrahera@gmail.com e www.unaltrahera.org

fonte http://www.terranews.it/news/2010/11/hera-le-accuse-degli-ecologisti

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