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L’ITALIA DEL CEMENTO…. 20 dicembre 2010

Posted by cesenacinquestelle in Uncategorized.
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Il bel Paese sta scomparendo e la bolla speculativa è dietro l’angolo. La colata grigia arricchisce i grandi industriali e impoverisce la nazione affossando il turismo

 

L’Italia, è ancora il bel Paese?

Il cemento è la forma di arricchimento più immediata, più semplice, meno sofisticata che richiede meno tecnologia e meno competenze. E’ la forma di economia più primitiva, direi, perché ha consentito e consente di arricchirsi a soggetti che non vogliono investire in tecnologia, che non vogliono investire in qualificazione dei lavoratori e permette, purtroppo, di lavare il denaro guadagnato in modo non sempre lecito alle società legate alle associazioni criminali.
Il cemento è l’intreccio intorno al quale tutto questo ruota. L’Italia è un punto di non ritorno. C’è stata la grande rapalizzazione, la grande colata di cemento degli anni 60/70, quando la gente però era alla ricerca della prima casa, quando qualcuno forse cercava di mettere da parte i soldi e aveva messo da parte i soldi per la seconda casa, un mini appartamento al mare. Oggi è molto diverso. Questa è una cementificazione che arricchisce soltanto le tasche dei più ricchi e che porta poco, pochissimo, alla gente comune.

Ogni giorno, soltanto nella Pianura Padana – che la Lega reputa una delle madri culturali della nostra Nazione – ci mangiamo l’equivalente di 20 campi di calcio al giorno che vengono rubati alla vegetazione per finire al cemento. L’Italia in 20 giorni consuma tanto spazio verde quanto ne consuma la Germania in un anno. E va ricordato che la Germania è più grande dell’Italia. Questi sono già due dati che dovrebbero farci riflettere. …

Ci sono alcuni elementi che sono la molla che viene spesso usata per sostenere che bisogna costruire. Fra questi: “si costruisce perché c’è bisogno di case”. Falso, in Italia si costruisce per alimentare la speculazione con dei risultati devastanti. In Italia in molte regioni sta per scoppiare una bolla speculativa immobiliare simile a quella della Spagna e a quella della Florida. Simile a quella dell’Irlanda dove oggi ci sono 300 mila case vuote. Andate nella riviera del Brenta, vicino a Venezia. Era una delle zone più belle d’Italia dove andavano Tintoretto, Tiziano, scrittori italiani, Meneghello è di quelle parti, andate a vedere cosa è rimasto di questo, ci sono interi paesi nuovi dove non abita nessuno, sulle porte ovunque la scritta “vendesi”.
Perché? Perché il Veneto del Presidente della Regione Galan che è stato il più grande cementificatore forse del centro-destra italiano degli ultimi decenni, per questo è stato promosso Ministro dell’Agricoltura.
In Veneto hanno costruito case per 800 mila abitanti, quando la popolazione è aumentata soltanto di 280 mila. Cosa vuole dire? Vuol dire che ci sono centinaia e centinaia di migliaia di case vuote.
Cosa ci dicono ancora: “costruiamo per la gente che ha bisogno”. Falso, pure questo. Perché in Germania, in Francia, in Gran Bretagna soprattutto, fino a un quarto delle case (il 23%) sono destinate all’edilizia convenzionata popolare. In Inghilterra per avere 23 case convenzionate, se ne fanno 100. In Italia solo il 4% delle case è destinato all’edilizia convenzionata, questo fa capire il motivo per cui in Italia c’è questo paradosso: ci sono tantissime case molto più che altrove e ci sono meno case per chi ha bisogno.
Chi guadagna col cemento? Non certo il cittadino comune, perché la principale ricchezza in un’Italia che ha delle gravi difficoltà industriali in questo momento, è la bellezza del nostro Paese, è il turismo. Il turismo rappresenta il 15% del Pil italiano, molto più dell’edilizia.
Questo significa che se continuiamo a costruire, ci troveremo in un Paese che non è più bello, che non regge il confronto con altri paesi. E allora, chi di guadagna? Ci guadagnano essenzialmente i grandi imprenditori che si buttano in questa operazione. E qui bisogna fare i nomi, bisogna andare a vedere chi c’è dietro a questa operazione. Purtroppo in Italia gli unici a mettere i nomi in questa battaglia del cemento sono i cittadini comuni, sono ex bancari, pensionati, ragazzi, universitari, che si battono contro il cemento, fondano comitati, mettono la loro faccia, il loro nome e cognome e rischiano davvero. I politici ne stanno alla larga. Mi è rimasta impressa una lettera di un ex Presidente di Provincia di Venezia, che diceva alla sua collega: in pubblico prendiamo una posizione, in privato stai tranquilla che ti sosterrò per realizzare questo progetto. I politici non ci mettono la faccia, ma soprattutto non ci mettono la faccia gli imprenditori, nascosti dietro scatole cinesi per cui alla fine è difficile sapere chi costruisce davvero. Ma sono proprio i comitati ai cittadini ,che ormai si sono trasformati in detective, a svelare chi muove le leve della cementificazione.
Per esempio: la famiglia Benetton è una famiglia che nonostante abbia spesso tentato di presentarsi come una famiglia legata all’economia moderna, amica dell’ambiente, ha investito tantissimo nell’autostrada Livorno – Civitavecchia, contestatissima perché spazzava via 100 antiche cascine della maremma. E’ un’autostrada legata alla società della Famiglia Benetton.
A Capo Malfatano in Sardegna la famiglia Benetton insieme con il Monte dei Paschi di Siena, altra banca molto amica del cemento, sta realizzando una cementificazione con alberghi a 5, 6, 10 stelle in una zona che era assolutamente selvaggia, tra le più belle del mondo e dove sono anche emersi dei reperti archeologici.

Non importa, si costruisce lo stesso. Si compra la terra a peso d’oro dai poveri pastori che c’erano attaccati con le unghie e con i denti da decenni, li si fa andare via e si porta il turismo ricco, perché i pastori non sono belli da vedere e ti rompono le scatole quando devi costruire un albergo.
Queste persone ci guadagnano. Ci guadagnano i Marcegaglia che qui a Capo Malfatano dovrebbero alla fine gestire le strutture e anche alla Maddalena. Sono questi quelli a guadagnare con la colata del cemento. I grandi nomi dell’industria.

* testo estratto dall’intervista video del Blog  VOGLIO SCENDERE

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