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PERCHE’ CE LO TENIAMO? 9 febbraio 2011

Posted by cesenacinquestelle in Uncategorized.
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Senza la servitù mediatica Silvio Berlusconi sarebbe stato costretto a dimettersi già da tempo. Oggi a Milano una manifestazione con Eco e Saviano per chiedere le dimissioni.

Durante una presentazione di “Il partito dell’amore“, un signore del pubblico ha alzato la mano e mi ha chiesto, un po’ a brutto muso: “Ma lei crede davvero di battere Berlusconi con questi libri?”. Ho risposto che faccio il giornalista, che il mio lavoro consiste nel raccontare i fatti e non nel “battere” un politico. E che quella domanda avrebbe dovuto farla non alla presentazione di un libro, ma in una sezione del Pd o di qualche altro partito di opposizione.
Non credo di essere stato convincente. Nell’era berlusconiana è diffusa una visione catartica dell’informazione: se si parla tanto di un problema, alla fine si risolve. L’idea ha un suo fondamento, ma spesso è portata all’estremo. Qualche anno fa seguivo la vertenza di un’azienda torinese che rischiava di chiudere. Ho chiesto ai rappresentanti dei lavoratori quali iniziative avessero adottato fino a quel momento e la risposta è stata, testuale: “Sono già venute le Iene e abbiamo una mezza parola dal Gabibbo“. In netto subordine veniva il “tavolo” aperto dal sindacato con la giunta regionale del Piemonte.

Oggi pomeriggio al Palasharp di Milano, migliaia di cittadini si riuniscono nella manifestazione indetta da Libertà e Giustizia per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi, in seguito all’ennesimo scandalo che l’ha coinvolto, e forse il più grottesco: il caso “bunga bunga“.
Soprattutto all’estero, la domanda ormai più ricorrente è questa: “Ma perché ve lo tenete ancora?”. Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista e presidente onorario di LeG, in un’intervista all’Espresso ha fornito una riposta semplice, ma non scontata: “Non siamo antipolitici: la vita pubblica si svolge con i partiti, l’alternativa a Berlusconi si costruisce in Parlamento e alle elezioni. Su questo fronte, finora grandi risultati non se ne vedono”.

Ecco, in sintesi, perché “ce lo teniamo”. Ci sono tanti libri e tante inchieste giornalistiche che raccontano i mille lati oscuri di Silvio Berlusconi – i processi per i più svariati reati, le leggi vergogna, i casi Previti e Dell’Utri, le “papi girl”, per fare solo qualche esempio – e ci sono, in queste settimane, tante manifestazioni che invocano la sua cacciata da palazzo Chigi. I fatti lo inchiodano, l’indignazione monta, ma a un certo punto sembra esserci un collo di bottiglia dove queste energie si smorzano. E questo collo di bottiglia è la politica istituzionale di cui parla Zagrebelsky.

Persino nei momenti in cui il Cavaliere è in crisi massima, il centrosinistra stenta ad aumentare i consensi, primo fra tutti il Partito democratico. Anche gli elettori “potenzialmente più mobili e collocati al centro non vedono alternative praticabili”, scrive Renato Mannheimer sul Corriere della Sera del 23 gennaio, “e finiscono, più o meno volentieri, con il confermare la loro fiducia al Cavaliere. Senza che l’opposizione o il terzo polo riescano a persuaderli. È questo il motivo per cui anche l’elettorato cattolico – che pure dovrebbe essere più sensibile agli ultimi avvenimenti – non appare avere mutato più di tanto le proprie preferenze”.

. Certo che il centrosinistra sconta il quasi monopolio televisivo del Cavaliere. Il Tg1 e tutti i Tg di Mediaset sono piegati come mai prima ai suoi interessi personali, e uno stuolo di giornalisti delle testate di famiglia o simpatizzanti è pronto immolarsi nei talk show per difendere l’indifendibile. Senza questa vasta servitù mediatica, sempre pronta a spazzare lo sporco sotto il tappeto, probabilmente Berlusconi sarebbe stato costretto a dimettersi già da un bel pezzo, anche prima del caso bunga bunga. Ma l’opposizione fa abbastanza per rompere questo monopolio? E soprattutto: fa abbastanza per raccogliere, se non altro, quello che Berlusconi perde per strada? O si accontenta, anche lei, di una mezza parola dal Gabibbo?

Fonte: Cado in piedi
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